223 – Stella Polare (2025)

Sono disperso / In mezzo al mare
La barca è ferma, / Non so dove andare
Il cielo è nero, / Il buio mi avvolge
Non vedo niente / All’orizzonte 
Il mare è piatto, / Il motore non parte: / Non c’è corrente! 

Non so che fare / In questo mare
Se non lasciarmi / Naufragare
E intanto canto / Quello che posso
Con la mia chitarra / Ed il suo pianto
Nessuno mi sente, / Il mio grido si perde / Tra le onde

Sento soltanto / L’eco della mia voce
Che mi confonde / E non mi da pace
Resta l’attesa / Nell’impotenza
E una speranza / Non tanto certa:
È una preghiera / A un Dio / Che non canta

Questo mio blues / È il mio lamento
In un momento / Di smarrimento
Ma ecco, nel cielo / Si apre un pertugio
Tra le nuvole scure / Compare una luce
Non ho alcun dubbio / Ne sono certo / È la stella polare

Cosa posso fare? / Ora che ho un segnale
Gettarmi in mare / E cominciare a nuotare?
Ma se poi mi stanco?/ Potrei affondare?
È sempre meglio / Che il nulla del mare
Oppure sperare / Ad oltranza / Contro ogni speranza


“Stella Polare” è nata dall’immagine di una barca ferma in mezzo al mare, senza vento e senza motore. Da lì, le parole hanno seguito il ritmo di un blues lento, raccontando la solitudine, l’attesa e il dubbio di chi, nell’oscurità, trova all’improvviso una luce lontana. Ma il vero cuore del brano è la domanda: seguirla rischiando tutto, o restare fermi sperando ancora?